RicambiLe chiavi del successo?
efficienza e tracciabilità

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I ricambi stanno alle macchine come la redazione di un telegiornale sta al suo conduttore: senza l’uno, l’altro non esisterebbe. E con macchine non intendiamo le automobili. Non solo. Ogni dispositivo, da un telefono cellulare a una portaerei, dal frullatore che abbiamo in cucina all’aereo che ci permette di attraversare l’Oceano, porta con sé un’intera filiera produttiva che serve a tenerlo in vita, a farlo funzionare nel tempo. Così, quando compriamo un prodotto o un biglietto aereo, quando affittiamo un’auto o compriamo un barattolo di pomodori, non paghiamo solo l’oggetto in sé, ma anche i costi della filiera produttiva dei ricambi che gli permette di esistere.

Ricambi: un mercato da centinaia di miliardi di dollari

Il valore del mercato globale dei ricambi (fonte: McKinsey, 2005)

Un mercato dai numeri iperbolici. Uno studio di McKinsey del 2005 ne stimava il valore globale complessivo in 400 miliardi di dollari, dove guidano, nell’ordine: l’industria, il settore automobilistico, la difesa, i prodotti di lago consumo e l’aviazione.

Un asset importante per l’Italia

L’Italia è fra i leader mondiali nella produzione di macchinari di precisione e quindi anche dei relativi ricambi. Ma questo mercato deve fronteggiare una concorrenza costante: illegale, ma comunque reale e concreta. Migliaia di piccole aziende, concentrate per lo più nel Sud Est Asiatico, copiano le parti di ricambio originali e le immettono sul mercato: a volte con un proprio brand, altre violando le leggi sul copyright e vendendole con il marchio del brand originale.

La tutela dell’originalità è quindi un fattore chiave per preservare questo settore. Uno dei pochi in cui l’Italia può confrontarsi a testa alta con il resto del mondo.